Riforma fiscale: novità 2023


22 Marzo 2023
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Come risulta dal comunicato stampa n. 25, il Consiglio dei ministri si è riunito giovedì 16 marzo 2023, e, su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze, ha approvato, con procedure d’urgenza, un disegno di legge di delega al Governo per la riforma fiscale.

Infatti, uno degli obiettivi più importanti del Governo è proprio la riforma fiscale. Lo scopo principale è il rilancio strutturale dell’Italia sul piano economico e sociale, rendendo il fisco più leggero con procedure più snelle ed una maggiore equità nel pagamento delle imposte e delle tasse. Il disegno di legge individua, tra i principali obiettivi di carattere generale, l’impulso alla crescita economica e alla natalità, mediante la riduzione del carico fiscale, l’aumento dell’efficienza della struttura dei tributi e l’individuazione di meccanismi fiscali di sostegno a famiglie, lavoratori e imprese.

La riforma è, ad ogni modo, necessaria visto che l’ultima vera riforma fiscale risale agli anni ’70, cui si sono succeduti provvedimenti sparsi. È importante dunque un intervento strutturale, per rivedere in modo totale il rapporto tra fisco e contribuente garantendo equilibrio per tutti.

I pilastri della riforma saranno 4 e riguarderanno i principi generali, la revisione delle imposte, i procedimenti e i Testi unici da accorpare.

Proprio su quest’ultimo punto, la legge delega punta a riordinare la giungla delle disposizioni fiscali ormai disseminate in tutte o quasi le leggi dello Stato. Per questo prevede la realizzazione di nuovi testi unici per sistematizzare la disciplina fiscale. E in questo senso l’adozione dei nuovi testi e dei loro decreti delegati dovrà avvenire in 12 mesi e non in 24 come per gli altri decreti delegati così da consentire ai decreti attuativi adottati successivamente di intervenire direttamente sui nuovi testi unici.

Al momento, però, quello che interessa maggiormente i contribuenti è come verrà ridotto il peso delle tasse.

Dopo il via libera del Cdm il disegno di legge delega dovrà fare altri due passaggi: uno alla conferenza unificata (perché nello schema del Ddl si interviene anche sui tributi regionali e locali) e poi spetterà al Capo dello Stato autorizzare la presentazione del disegno di legge alle Camere.

Segue l’avvio dell’iter parlamentare che nelle intenzioni del Governo dovrebbe chiudersi entro l’estate. Una volta pubblicata la legge sulla Gazzetta Ufficiale si passerà alla fase di attuazione, per la quale il Governo si è dato 24 mesi per l’adozione dei decreti delegati.

Vediamo quali sono le novità.

L’Irpef a 3 scaglioni e la flat tax

La riforma prevede una revisione dell’intero meccanismo di tassazione del reddito delle persone fisiche (non solo dunque scaglioni e aliquote), in modo da attuare gradualmente l’obiettivo dell’equità orizzontale impositiva. Questo significa individuare un’unica fascia di esenzione per tutte le categorie di reddito (dipendente, autonomo e da pensione) con eventuale deducibilità forfettaria dei costi sostenuti per la produzione del reddito da lavoro.

Il primo obiettivo è quello delle tre aliquote Irpef e della flat tax. Le tre aliquote Irpef dovrebbero entrare in vigore già dal prossimo anno anche se ancora non si parla di numeri. Questi ultimi saranno, poi, individuati dai decreti attuativi.

Le aliquote Irpef, proprio per il reddito da lavoro, potrebbero cambiare e scalare dalle attuali 4 a 3. Questo comporterebbe un alleggerimento del carico fiscale per la classe media se si optasse per rimodulare le aliquote in 23%, 27% e 43%. Sparirebbe l’aliquota del 35% favorendo, di fatto, i redditi superiori a 28.000 euro. Ma bisognerà vedere come saranno rimodulati anche i relativi scaglioni.

La riforma fiscale dovrebbe confermare il sistema duale, ovvero quello che già parzialmente è messo in pratica nella distinzione tra:

  • redditi da investimento in capitale e immobili per cui è prevista imposta proporzionale
  • redditi da lavoro per cui è prevista imposta progressiva.

L’obiettivo del Governo rimane la flat tax al 15% da estendere, oltre che ai lavoratori autonomi che già ne beneficiano, anche ai subordinati con reddito fino a 85.000 euro. In questo caso la flat tax potrebbe rappresentare il primo scaglione delle aliquote Irpef. Ma bisogna attendere ulteriori sviluppi.

IRES

Si pensa anche alla possibile riduzione dell’aliquota Ires qualora vengano rispettate, entro i due periodi d’imposta successivi a quello nel quale è stato prodotto il reddito, entrambe le seguenti condizioni:

  • una somma corrispondente, in tutto o in parte, al detto reddito sia impiegata in investimenti, con particolare riferimento a quelli qualificati, e in nuove assunzioni
  • gli utili non siano distribuiti o destinati a finalità estranee all’esercizio dell’attività d’impresa.

Lo scopo è favorire la crescita economica e l’incremento della base occupazionale, con particolare riferimento ai soggetti che necessitano di maggiore tutela.

IVA

Importanti novità dovrebbero arrivare anche sull’Iva con una revisione della definizione dei presupposti dell’imposta al fine di renderli più aderenti alla normativa dell’Unione europea e delle norme di esenzione.

Infatti i criteri con cui ora è applicata non sono perfettamente aderenti alla normativa UE. Proprio per questo si vogliono prevedere norme diverse di esenzione (e si è parlato anche di Iva a zero per generi di prima necessità come pane, latte e pasta) e una razionalizzazione delle aliquote da applicare sui “carrelli della spesa”.

Inoltre l’intervento dovrebbe prevedere anche una revisione sulla detrazione e una semplificazione delle misure attualmente previste per accedere all’istituto stesso.

IRAP

Per quanto riguarda l’Irap si dispone una revisione organica dell’istituto stesso, volta all’abrogazione del tributo e all’istituzione di una sovraimposta IRES tale da assicurare un equivalente gettito fiscale, per garantire il finanziamento del fabbisogno sanitario, nonché il finanziamento delle Regioni che presentano squilibri di bilancio sanitario ovvero che sono sottoposte a piani di rientro.

Il quoziente familiare nella riforma fiscale

Nella riforma fiscale che si sta studiando rientrerebbe anche il quoziente familiare, il meccanismo che determina le aliquote dell’imposta solo sul reddito personale e su quello del numero dei componenti del nucleo familiare e sulla condizione dei membri dello stesso.

In questo modo si terrebbe conto, nella tassazione, dei carichi familiari e dei figli andando a rivoluzionare completamente il sistema di tassazione che oggi conosciamo. Il quoziente familiare diventerebbe, poi, anche un indicatore della situazione economica del nucleo in sostituzione dell’Isee per accedere a bonus ed agevolazioni.

Statuto del contribuente rafforzato

La riforma rivede e rafforza anche lo statuto dei diritti del contribuente dando maggiore forza all’obbligo di motivazione degli atti impositivi, valorizzando il principio del legittimo affidamento, semplificando gli interpelli che diventeranno a pagamento almeno per le questioni più rilevanti quali possono essere quelle sull’abuso del diritto. La riforma inoltre dirà addio al ruolo e alle cartelle consentendo ai debitori di poter saldare il conto a rate anche in 10 anni. Ma allo stesso tempo l’agente pubblico della riscossione si vedrà rafforzare i suoi poteri con la possibilità di ricorre in automatico al pignoramento presso terzi che tradotto nella pratica vuol dire pignorare le somme del contribuente direttamente sul suo conto corrente.

Evasione fiscale

In un’intervista il Presidente del Consiglio ha affermato che la sfida più grande è quella di combattere l’evasione fiscale prima che questa si realizzi e per farlo è necessaria una rivoluzione del rapporto che il contribuente ha con il fisco. Si punterà, quindi, ancora di più su tutti quegli strumenti che vadano a favorire l’adempimento degli oneri in modo spontaneo. Significa che la strada da seguire sarà quella delle compliance e che, molto probabilmente, saranno previste altre tregue fiscali e altre definizioni agevolate per le irregolarità tributarie. In questo modo, prima che scatti la cartella fiscale si darà modo al contribuente di sanare la propria posizione per fare in modo, appunto, di prevenire la cartella.

Le coperture

Tutto dipenderà dalle risorse che il governo riuscirà realmente a mettere in campo per rendere reale un sistema fiscale che riduca le tasse come promesso e semplifichi il sistema stesso. Gli schemi dei decreti legislativi dovranno essere tutti accompagnati da una relazione tecnica che indichi l’impatto sul gettito e, se necessario, anche l’impatto in termini di tributi degli enti territoriali e della relativa distribuzione territoriale. A questa si dovrà aggiungere anche la relazione sull’analisi di impatto della regolamentazione.

Martina Malavolta

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