3 Ottobre 2022
Il 23 settembre 2022 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Decreto Legge 144/2022 (Decreto Aiuti-ter, in vigore dal giorno successivo) in materia di politica energetica nazionale, produttività delle imprese, politiche sociali e per la realizzazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR). Contestualmente il Consiglio dei Ministri ha approvato definitivamente, su proposta del Ministro della Giustizia, la riforma del processo civile e la riforma del processo penale. Il Governo Draghi dunque ha approvato, in esame definitivo, tre decreti legislativi di attuazione della riforma della giustizia civile e penale e dell’ufficio per il processo.
In questo modo, la Ministra della Giustizia, Marta Cartabia, annuncia la realizzazione, nei termini concordati con Bruxelles, dell’obiettivo previsto dal PNRR di accelerare i tempi del sistema giudiziario italiano. Secondo la Ministra infatti si tratta di riforme che agiscono profondamente nel sistema giudiziario e che rendono la giustizia più vicina ai bisogni dei cittadini.
I tre decreti legislativi
I tre decreti legislativi approvati del CdM riguardano:
- le norme sull’ufficio per il processo in attuazione della legge del 26 novembre 2021, n. 206, e della legge 27 settembre 2021, n. 134
- l’attuazione della legge 26 novembre 2021, n. 206, recante delega al Governo per l’efficienza del processo civile e per la revisione della disciplina degli strumenti di risoluzione alternativa delle controversie e misure urgenti di razionalizzazione dei procedimenti in materia di diritti delle persone e delle famiglie nonché in materia di esecuzione forzata
- l’attuazione della legge 27 settembre 2021, n. 134, recante delega al Governo per l’efficienza del processo penale nonché in materia di giustizia riparativa e disposizioni per la celere definizione dei procedimenti giudiziari.
Riforma del processo civile
Il Governo Draghi, prima del congedo da Palazzo Chigi, ha portato a termine la Riforma della Giustizia civile con il sì ai due decreti legislativi di attuazione della legge delega approvata in Parlamento il 26 novembre 2021.
La Riforma della giustizia civile mette in pratica una vera e propria revisione organica del processo civile di cognizione, insieme all’introduzione di nuovi modelli di giustizia complementare.
La riforma del processo civile è, infatti, uno degli obiettivi concordati con l’Unione europea per accedere alle risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR). In merito, il Parlamento ha approvato la Legge n. 206 del 2021, che prevede una delega al Governo per l’efficienza del processo civile e per la revisione della disciplina degli strumenti di risoluzione alternativa delle controversie, nonché una serie di misure urgenti per la razionalizzazione dei procedimenti in materia di diritti delle persone e delle famiglie e in materia di esecuzione forzata.
La riforma del processo civile è inserita tra le riforme orizzontali; si tratta cioè di innovazioni strutturali dell’ordinamento che interessano, in modo trasversale, tutti i settori di intervento del Piano.
In particolare, l’Italia ha assunto l’impegno di potenziare gli strumenti alternativi al processo per la risoluzione delle controversie:
- rafforzando le garanzie di imparzialità, per quello che concerne l’arbitrato
- estendendo l’ambito di applicazione della negoziazione assistita
- estendendo l’applicabilità dell’istituto della mediazione
Inoltre, si è impegnato a realizzare un intervento selettivo sul processo civile, volto a:
- concentrare maggiormente, per quanto possibile, le attività tipiche della fase preparatoria ed introduttiva
- sopprimere le udienze potenzialmente superflue e ridurre i casi nei quali il tribunale è chiamato a giudicare in composizione collegiale
- ridefinire meglio la fase decisoria, con riferimento a tutti i gradi di giudizio
Ulteriori interventi riguardano il processo esecutivo e i procedimenti speciali volti a garantire la semplificazione delle forme e dei tempi del processo esecutivo, con particolare riguardo al settore dell’esecuzione immobiliare, dell’espropriazione presso terzi e delle misure di coercizione indiretta.
Infine, specifiche misure di riforma sono previste nel settore del contenzioso della famiglia, per il quale si prevede l’individuazione di un rito unitario per i procedimenti di separazione, divorzio e per quelli relativi all’affidamento e al mantenimento dei figli e l’istituzione di un Tribunale per le persone, per i minorenni e per le famiglie.
Importanti sono le riforme circa l’ADR (Alternative Dispute Resolution, procedura di risoluzione alternativa che ha il vantaggio di offrire una soluzione rapida, semplice ed extragiudiziale alle controversie), non più strumento “alternativo” al processo, ma vera forma di giurisdizione complementare. Novità riguardano anche le fasi di appello e la cassazione, nonché la revocazione della sentenza, la volontaria giurisdizione.
Importanti sono poi le disposizioni trasversali che riguardano tutti i modelli processuali, ovvero quelle che favoriscono la digitalizzazione dell’amministrazione della giustizia.
Il secondo decreto approvato riguarda le norme sull’Ufficio per il processo, istituto che va a sostegno degli uffici giurisdizionali sia penali che civili, di cui prevede una compiuta e sistematica regolamentazione, incrementando l’efficacia del lavoro degli uffici giudiziari e dell’amministrazione nel suo complesso e contribuendo a rendere effettive le riforme di carattere processuale, attraverso misure organizzative idonee ad abbattere il carico e l’arretrato giudiziario, in linea con gli obiettivi del PNRR.
Riforma del processo penale
Analogamente, anche la riforma del processo penale è uno degli obiettivi concordati con l’Unione europea per accedere alle risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR). In merito, il Parlamento ha approvato la Legge n. 134 del 2021, che delega il Governo a operare una significativa riforma del codice di procedura penale con l’obiettivo di accelerare il processo penale anche attraverso deflazione e digitalizzazione.
In particolare, in ambito europeo l’Italia ha assunto l’impegno di:
- rivedere il sistema delle notificazioni
- prevedere un uso più diffuso di procedure semplificate e del deposito telematico dei documenti
- introdurre norme semplificate in materia di prove
- prevedere la fissazione di termini per la durata dell’indagine preliminare e misure per evitare la stagnazione nella fase investigativa
- estendere la possibilità di estinguere il reato in caso di risarcimento del danno
- introdurre un sistema di monitoraggio a livello di tribunale
- aumentare la produttività dei tribunali penali attraverso incentivi per garantire una durata ragionevole dei procedimenti e l’uniformità delle prestazioni in tutti i tribunali.
Il decreto legislativo si compone di 99 articoli che intervengono sul codice penale, sul codice di procedura penale e sulle principali leggi complementari ai due codici.
Gli interventi attuativi della legge delega percorrono l’intero processo penale: indagini preliminari, dibattimento, riti alternativi, processo in absentia, giudizi di impugnazione, esecuzione penale.
Le misure sono rivolte al potenziamento delle garanzie difensive e alla tutela della vittima del reato; inoltre viene disciplinata la ragionevole durata del giudizio di impugnazione, del quale è prevista l’improcedibilità in caso di eccessiva durata.
La riforma del processo penale è dunque incentrata sull’obiettivo della riduzione del tempo del giudizio, in concomitanza con interventi sul sistema sanzionatorio, che rispondono a una duplice, finalità, ovvero:
- diversificare e rendere più effettive e tempestive le pene, con introduzione di un nuovo sistema di esecuzione, riscossione e conversione in caso di mancato pagamento, in linea con i modelli maggiormente diffusi in Europa
- incentivare la definizione anticipata del procedimento attraverso i riti alternativi, la sospensione con messa alla prova, l’archiviazione o il non luogo a procedere per particolare tenuità del fatto, la remissione della querela, l’estinzione del reato a seguito di condotte riparatorie, ripristinatorie e risarcitorie.
Infatti gli interventi sul sistema sanzionatorio, insieme con quelli relativi al processo, consentono di ridurre le impugnazioni, rendere più efficiente il procedimento penale nella fase dell’esecuzione, incrementare i tassi di esecuzione e riscossione delle pene pecuniarie, oggi a livelli troppo bassi.
Inoltre si disciplina per la prima volta nel nostro ordinamento, in modo organico, una realtà sempre più importante a livello internazionale e che si affianca, senza sostituirsi, al processo e all’esecuzione penale. Si tratta della Giustizia riparativa.
Così come per la riforma del processo civile, anche per il processo penale sono previste importanti misure nell’ambito della transizione digitale e telematica dello stesso, attraverso la formazione, il deposito, la notificazione e comunicazione degli atti, le registrazioni audiovisive, la partecipazione a distanza ad alcuni atti del procedimento o all’udienza. La digitalizzazione della giustizia penale e lo sviluppo del processo penale telematico rappresentano aspetti cruciali proprio per ridurre i tempi dei processi.
Martina Malavolta
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