9 Dicembre 2022
Nella nuova Legge di Bilancio sono previste modifiche all’assegno unico universale per le famiglie con figli a carico, misura in vigore già dal 2022 (che, nella sua forma attuale, consiste in un sussidio economico in favore di chi ha figli, dal 7° mese di gravidanza fino a 21 anni; il valore del sussidio va da 175 euro a 50 euro al mese per ogni figlio minorenne. Dai 18 ai 21 anni il contributo va da 85 euro a 25 euro, e l’importo dipende dall’ISEE e all’età dei bambini, ad eccezione dei figli disabili per cui non vi sono limiti di età).
Famiglia, natalità, pari opportunità sono temi molto cari al programma del Governo Meloni, come più volte evidenziato durante la campagna elettorale e non solo. E le modifiche previste per l’assegno unico universale (soprattutto aumento del beneficio e semplificazione delle procedure) rientrano pienamente in quest’ottica.
Secondo la Ministra della famiglia, della natalità e delle pari opportunità, Eugenia Roccella, «L’assegno unico è un’innovazione positiva. Ha però diversi difetti. Per esempio penalizza proprio le famiglie numerose, e non a caso le domande sono state meno del previsto. Stando all’Inps anche nella parte finale dell’anno la situazione non cambia. Nella manovra abbiamo dato un primo segnale. La strada è intrapresa e abbiamo già avviato il lavoro per correggere strutturalmente ciò che non va». Sull’assegno unico, aggiunge: «oltre agli incrementi già previsti, vorremmo dare se possibile fin da subito un ulteriore segnale di attenzione alle famiglie numerose, quelle con quattro figli e più…».
E ancora: «C’è un problema di libertà femminile. Secondo le indagini la maggioranza delle donne desidera due figli, ma poi ne fa al massimo uno, spesso nessuno. Oltre alle motivazioni economiche, ci sono quelle culturali: c’è un clima sempre meno favorevole alla genitorialità e si è persa l’idea del valore sociale della maternità. Oggi ci sono molte esperienze positive di welfare aziendale, ma bisogna coinvolgere tutti i soggetti in campo, sindacati, no profit, imprese. Con il Pnrr è stata inoltre avviata la certificazione di genere per le imprese e vorrei proporre alle aziende anche un codice deontologico in materia».
Ma cosa prevede la nuova Legge di Bilancio in merito?
Modifiche all’assegno unico universale
Nel disegno della nuova Legge di Bilancio 2023 si legge che:
- spetta una maggiorazione del 50% per i figli fino a 1 anno di età
- solo per i figli successivi al secondo, e solamente per le famiglie con ISEE inferiore a 40.000 euro, la maggiorazione del 50% spetta fino al compimento dei 3 anni
- viene resa stabile la maggiorazione prevista per i figli disabili maggiorenni fino a 21 anni, introdotta recentemente solo per il 2022.
A queste due maggiorazioni se ne potrebbe aggiungere una terza, con l’obiettivo di porre maggior attenzione alle famiglie più numerose, ad esempio quelle con 4 o più figli. Oggi a queste famiglie spetta una maggiorazione forfettaria di 100 euro al mese, mentre si punta ad aumentarla.
A partire da marzo 2023 sono previsti aumenti per tutti, indipendentemente dall’ISEE, in modo da adeguare gli importi alla variazione del costo della vita registrata negli ultimi 12 mesi a causa dell’inflazione. Gli aumenti non sono previsti da gennaio perché il periodo di riconoscimento dell’assegno unico va da marzo 2022 a febbraio 2023, quindi ha senso che da marzo (e non da gennaio) del prossimo anno scattino gli adeguamenti dell’importo. Per lo stesso motivo la nuova domanda dovrà essere presentata entro febbraio 2023.
Il direttore generale dell’Inps ha dichiarato che dal prossimo anno non sarà necessario fare una nuova domanda per l’assegno unico, a meno che non ci siano variazioni dei requisiti della famiglia, ovvero:
- maggior numero di figli
- raggiungimento dell’età che li esclude dall’accesso (22 anni)
- modifica dell’ISEE
Al momento, il tasso di rivalutazione provvisorio è pari al 7,3%. Ma il tasso definitivo (quello cioè che dovrebbe essere usato per l’assegno unico) potrebbe essere più alto, intorno all’8%. In questo modo si avrebbe, ad esempio, un incremento (per le famiglie con ISEE fino a 15mila euro) da 175 a circa 190 euro della quota base (e massima), e un incremento da 50 a circa 55 euro (per le famiglie con ISEE superiore a 40mila euro). E l’adeguamento riguarderà anche le fasce ISEE, le cui soglie di accesso verranno rivalutate; di conseguenza, verrà ampliata la platea di coloro che godono dell’importo massimo di assegno unico.
Altri aspetti
Un punto cruciale è quello relativo all’obiettivo di sganciare la determinazione dell’assegno unico dall’ISEE familiare dei beneficiari.
Era infatti stata valutata la possibilità che l’assegno unico per figli a carico potesse essere slegato dall’ISEE (al posto del quale potrebbe essere usato un quoziente familiare, con la valutazione del reddito complessivo parametrato al numero dei componenti). Tuttavia, a causa dei tempi stretti per l’approvazione della Legge di Bilancio (che ricordiamo deve avvenire entro il 31 dicembre, con entrata in vigore dal 1 gennaio), il Governo ha preferito mantenere lo status quo.
Ad ogni modo, la Ministra Roccella ha spiegato che, nonostante tutto, è in programma una revisione dell’ISEE e ha affermato che “in una prima fase transitoria si tratterà di rivedere alcuni criteri, soprattutto in ambito patrimoniale, per renderli più aderenti ai reali fabbisogni delle famiglie”, anche se l’obiettivo finale è proprio quello slegare completamente la determinazione dell’assegno unico dall’ISEE, così da farlo diventare uno strumento davvero universale.
Martina Malavolta
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