L’eccezione sollevata dall’I.N.P.S. circa l’improponibilità del ricorso ex art. 445 bis C.P.C. avverso il verbale di accertamento medico-legale di revisione per carenza della domanda amministrativ


1 Marzo 2020
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Quasi tutti i Tribunali d’Italia si sono ormai omologati nel ritenere infondata l’artificiosa eccezione di improponibilità del ricorso per carenza della domanda amministrativa sollevata dall’Inps nei procedimenti giudiziali ex art. 445 bis C.p.c. (ATPO accertamento tecnico preventivo obbligatorio) avverso il verbale di accertamento medico-legale di revisione recante l’insussistenza dei requisiti sanitari legittimanti la pretesa economica già concessa all’avente diritto e non accompagnata da provvedimento di revoca del beneficio.
Tutto prende le mosse da un’equivoca analisi dell’ordinanza della Corte di Cassazione 4788/2019 dove gli Ermellini hanno statuito che nell’eventualità di una rimozione dal godimento delle provvidenze assistenziali occasionata da un accertamento negativo, l’interessato è onerato a proporre dapprincipio istanza amministrativa ai fini del ripristino della prestazione ex ante erogata, essendogli precluso, in caso di mancata presentazione della stessa, porre a presupposto della domanda giudiziale eventualmente promossa l’ esito negativo dell’ispezione operata della CML.
Tuttavia, dette circostanze non intervengono a partire dalla notifica del verbale che disconosce la permanenza dei requisiti sanitari richiesti, bensì dal provvedimento di revoca, che, di regola, dovrebbe fare seguito al primo dacché esso, entro i trenta giorni successivi alla comunicazione, dispiega semplicemente effetti cautelativi-sospensivi della prestazione precedentemente accordata e la cui impugnativa decade nel termine perentorio di 6 mesi dall’avvenuta comunicazione.
All’inverso, detto verbale con il decorso improduttivo del termine, ovvero in caso di decisione negativa qualora impugnato, diventa definitivo e tutti i passaggi possono dirsi compiuti all’atto dell’adozione da parte della struttura amministrativa INPS competente di apposito decreto di revoca del beneficio, debitamente notificato, ed autonomamente oppugnabile, con il quale si provvede a cessare gli indennizzi non confermati dalla data dell’accertamento sfavorevole come disposto dall’art. 9 della legge 222/1984.
Il termine in questione, come stabilito dal Giudice di Legittimità con sentenza n. 28445/2019, è volto unicamente ad inibire all’interessato l’azione giudiziale. Viene dissolta così la nebulosa esegesi dell’istituto previdenziale, distinguendo i due momenti necessari all’espletamento dell’intero iter; uno volto all’ accertamento o meglio alla verifica di permanenza dei requisiti sanitari, e l’altro relativo all’erogazione della prestazione assistenziale.
Già nella decisione n. 6590 del 2014 la Corte ravvisava nell’interesse a mantenere il diritto alla prestazione il fondamento dell’azione giudiziaria di impugnazione del verbale negativo la cui ricorribilità è, per altro, espressamente indicata a margine delle determinazioni del medesimo. La costante propensione giurisprudenziale per l’azionabilità giudiziaria tempestiva già in sede di sospensione del diritto risulta giustificata da: ‘’l’indubbia attualità della lesione patrimoniale che deriverebbe dalla illegittimità della misura cautelativa e che non richiede alcuna nuova domanda amministrativa, essendo la sospensione prevista espressamente dalla legge’’.
In sostanza, laddove dalla verifica amministrativa preordinata dalle leggi di settore a constatare la sussistenza delle condizioni sanitarie scaturisca inevitabilmente l’estinzione del trattamento assistenziale, il verbale negativo avrà solo la funzione di formalizzare il venir meno delle ragioni che comprovano il diritto a valere senza e poter essere equiparato al provvedimento amministrativo che ne sopprime la titolarità.
Soltanto a partire dal giorno successivo al ricevimento del provvedimento di revoca l’interessato che ritenga infondata l’azione amministrativa e che si reputi idoneo a rivendicare il diritto alla prestazione, è onerato a far pervenire una nuova domanda, stante il divieto di considerare come un unicum il rapporto obbligatorio precedentemente sorto dal diritto ormai caducato.
È dato il caso di ricordare che il contenzioso in materia di invalidità civile è regolato dall’art. 445bis c.p.c. introdotto dall’ art. 38 111/2011 con l’obiettivo di contingentare le controversie in ambito previdenziale ed assistenziale. Un istituto deflattivo alla stregua dell’accertamento tecnico ex. Art. 696 bis c.p.c. che ha il vantaggio di anticipare la prognosi sull’ esistenza del requisito sanitario attraverso una consulenza tecnica preventiva ad opera di un perito nominato dal giudice presso il Tribunale nel cui circondario risiede l’attore. Esso infatti, si configura come condizione di procedibilità per insediare un giudizio di merito ed impone che compiuta la consulenza, in assenza di contestazioni, il giudice formuli decreto di omologazione immodificabile mentre in caso di opposizione si incardina un vero e proprio giudizio.
Tale rimedio é esperibile anche nel caso di contestazioni al verbale di revisione negativo e, come più volte ribadito dalla Suprema Corte, è improduttivo di statuizioni in ordine al diritto alla prestazione avendo per oggetto il mero accertamento del dato sanitario. Per il mancato accreditamento dei requisiti extra-sanitari previa emanazione di provvedimenti di revoca o di rigetto di benefici economici è altrimenti ammesso ricorso amministrativo.
In definitiva, è ormai rigettata all’unanimità l’eccezione di improponibilità del giudizio avente ad oggetto il ripristino della prestazione sociale per assenza di domanda amministrativa atta ad avviare una nuova indagine amministrativa ad iniziativa del percettore poiché fondata sul presupposto di un’erronea interpretazione dell’Istituto previdenziale.

Dr.ssa Donatella Zitiello
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