11 Febbraio 2023
Con il messaggio n. 467 del 1° febbraio 2023 l’INPS ha reso nota la possibilità di inoltrare le istanze per fare richiesta della pensione anticipata Opzione Donna, purché in linea con i requisiti e le condizioni dettate dalla Legge di Bilancio 2023. Lo stesso messaggio contiene poi anche le istruzioni per la presentazione della domanda stessa, rinviando a una specifica circolare successiva per maggiori dettagli.
Tuttavia la strada del Governo verso la definitiva riforma delle pensioni è ancora in salita. Infatti, dopo il vertice generale del 19 gennaio, il nuovo appuntamento con tutte le parti sociali, fissato per l’8 febbraio proprio per affrontare il tema riforma delle pensioni, e più nello specifico la “copertura previdenziale” di donne e giovani, fra cui Opzione Donna, è saltato e l’Esecutivo ha deciso di posticipare il tavolo e di limitarlo ai soli sindacati. La Ministra del Lavoro, Marina Calderone, ha fissato il nuovo incontro a lunedì 13 febbraio. Nel comunicato che è stato inviato ai sindacati, in merito al rinvio si parla di “impegni istituzionali sopraggiunti”, senza ulteriori dettagli e senza motivazioni aggiuntive in merito allo stop temporaneo alla riforma.
La situazione è abbastanza tesa; se da un lato i sindacati chiedono infatti l’allentamento della stretta su Opzione Donna e maggiore chiarezza sulle risorse da destinare alla riforma delle pensioni (il cui primo step dovrebbe essere attuato già per il 2024), dall’altro c’è da tener presente l’allarme sui conti. L’Inps ha previsto di chiudere l’esercizio 2023 con un risultato negativo di oltre 9,7 miliardi, contro gli 1,8 miliardi di “attivo” del 2022, e la spesa complessiva per le pensioni è già stimata in crescita di oltre 23 miliardi quest’anno e di più di 50 miliardi nel 2025. Tali previsioni complicano l’individuazione di una soluzione che possa soddisfare Cgil, Cisl e Uil nel campo delle pensioni.
Inoltre da tempo i sindacati attendono un documento che fissi le modifiche alla legge Fornero, una riforma promessa dalla maggioranza, ma che per il momento non ha ancora una data di attuazione, né tantomeno ne sono state definite le caratteristiche. Il Governo ha comunque garantito che entro la fine della primavera verrà trovato un accordo così da poterne stanziare le risorse con il Def.
Infatti l’idea del Governo in merito alle pensioni è quella di definire le linee guida della nuova riforma entro l’estate, per avviare gradualmente il percorso per superare parzialmente la legge Fornero già a partire dall’inizio del 2024. Ma i sindacati chiedono di inserire già nel Documento di economia e finanza (Def) di aprile un primo segnale sul nuovo disegno pensionistico.
Con la Legge di Bilancio 2023 infatti è stata significativamente ridotta, anche attraverso l’innalzamento dei requisiti, la platea delle lavoratrici che possono accedere a questo beneficio. I sindacati (ma anche una parte della stessa maggioranza) stanno spingendo per tornare allo schema del 2022 con una reintroduzione dei vecchi requisiti: 58 anni (59 per le “autonome”) e 35 anni di versamenti con il ricalcolo contributivo dell’assegno.
Una soluzione che non dispiacerebbe neanche alla Ministra del Lavoro che lavora ad una soluzione per tutte le parti. Ma il Governo anche nel corso dell’esame parlamentare del Decreto Milleproroghe ha bocciato gli emendamenti presentati dalle opposizioni per far scattare questo tipo di proroga, a causa della mancanza di risorse.
Come cambia Opzione Donna rispetto al passato
Opzione Donna è uno strumento che è stato prorogato dal Governo nell’ultima legge di Bilancio; essa riguarda l’uscita dal mondo del lavoro per le donne che però, appunto, devono rispettare dei requisiti molto più stringenti rispetto all’anno scorso per poter andare in pensione.
Infatti, con le modifiche apportate dalla Legge di Bilancio 2023, in questo nuovo anno rischiano di essere poco più di 2000 le donne che potranno usufruire di Opzione Donna per andare in pensione in anticipo. Con i vecchi requisiti, che prevedevano 58 anni d’età e 35 di contributi per le lavoratrici del pubblico e 59 per quelle del privato, nei prossimi tre anni le potenziali beneficiarie sarebbero state circa 40 mila (23 mila nel 2023, 17 mila nel 2024 e 6 mila nel 2025). Nel triennio 2023/2025 con i nuovi requisiti la platea delle potenziali beneficiare si riduce così dell’87% circa. Si stima quindi che saranno in tantissime (addirittura ventimila) le lavoratrici che non potranno andare in pensione anticipata. Diventa così assai complicato, se non addirittura impossibile, anticipare l’uscita dal mondo del lavoro.
La prima novità che limita fortemente la platea delle potenziali beneficiarie di Opzione Donna è il limite di età: non esiste più l’accesso libero ma è vincolato a delle condizioni specifiche anagrafiche. Per uscire con Opzione donna, le lavoratrici del pubblico e del privato dovranno aver compiuto 60 anni di età e 35 anni di contributi entro il 31 dicembre 2022. Il requisito anagrafico è stato inasprito rispetto alla versione precedente che prevedeva 58 anni d’età per le lavoratrici del pubblico e 59 per quelle del privato. Una riduzione è stata prevista solo per le madri: una donna che ha un figlio può andare in pensione a 59 anni, una che ne ha due o più a 58. Si tratta però di un’agevolazione che potrebbe essere oggetto di contestazione in quanto potrebbe essere considerato discriminatorio verso le donne che non hanno figli.
Altro limite introdotto dalla Manovra 2023 riguarda le categorie di donne che posso accedere al beneficio, e che sono solo tre:
- lavoratrici caregivers che assistono da almeno 6 mesi il coniuge o un parente di primo grado convivente con handicap in situazione di gravità ai sensi della legge 104, o un parente oppure un affine di secondo grado convivente se i genitori o il coniuge della persona con handicap in situazione di gravità abbiano compiuto 70 anni o siano anch’essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti
- lavoratrici con disabilità che abbiano una riduzione della capacità lavorativa uguale o superiore al 74%
- lavoratrici licenziate o dipendenti di imprese in crisi per le quali è attivo un tavolo di confronto per la gestione della crisi aziendale presso la struttura per la crisi d’impresa di cui all’art. 1, c. 852, l. n. 296/06.
Coloro che non rientrano in queste casistiche non possono presentare domanda per Opzione Donna.
Come fare domanda
Le donne lavoratrici che hanno maturato i requisiti necessari entro il 31 dicembre 2022 hanno la possibilità di presentare all’INPS l’istanza di pensione anticipata.
Le domande di prestazione possono essere presentate attraverso:
- il portale istituzionale INPS, accedendo tramite SPID di Livello 2, Carta Nazionale dei Servizi o Carta di identità elettronica, seguendo il percorso: “Prestazioni e servizi” > “Servizi” > “Pensione anticipata “Opzione donna” – Domanda”
- gli Istituti di Patronato riconosciuti dalla legge
- il Contact Center Integrato al numero verde 803164 (gratuito da rete fissa) o il numero 06164164 (da rete mobile a pagamento in base alla tariffa applicata dai diversi gestori).
Martina Malavolta
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