10 Febbraio 2023
La Commissaria per i diritti umani del Consiglio d’Europa, Dunja Mijatovic, ha chiesto all’Italia di ritirare o almeno di modificare, in sede di conversione, il Decreto sulle Ong (D.l. n. 1/2023).
Infatti, il D.L. n. 1/2023 (Disposizioni urgenti per la gestione dei flussi migratori), il cui esame per la conversione in legge è iniziato il 1° febbraio (e ricordiamo inoltre che il 2 Febbraio 2023 è scattato il rinnovo automatico del Memorandum Italia-Libia), è il primo decreto con cui l’Esecutivo apre il 2023 e impone stringenti condizioni alle navi-soccorso delle Organizzazioni non governative.
Cosa stabilisce il Decreto Ong
Il testo normativo presenta infatti, secondo il Consiglio d’Europa, pericoli di incostituzionalità per la violazione degli obblighi internazionali.
Il Decreto modifica l’art. 1 comma 2 del Decreto Lamorgese (D. l. 130/2020 convertito in Legge n. 173/2020), la norma che ha consentito al Ministro dell’Interno in accordo con il Ministro della Difesa e quello delle Infrastrutture, sentito il Presidente del Consiglio, di limitare o vietare il transito e la sosta di navi nel mare territoriale, per ragioni di ordine e sicurezza pubblica. In continuità con il Decreto Lamorgese, il D. l. 1/2023 introduce più stringenti requisiti ai casi in cui l’Esecutivo non possa disporre il divieto di approdo, il quale divieto è da escludere solo quando siano soddisfatte sei precise condizioni.
L’obiettivo del nuovo intervento normativo è quello di contenere i numeri delle domande di protezione internazionale assegnate all’Italia. Tuttavia questo andrebbe in contrasto con la Carta Costituzionale per violazione delle norme internazionali, fra le quali, in primis, l’obbligo inderogabile di soccorso sancito all’art. 98 della Convenzione di Montego Bay e dal Diritto Internazionale. Per evitare di incorre nell’illegittimità costituzionale, dunque, le nuove norme non potranno che essere interpretate in conformità col diritto internazionale e nel rispetto dell’inderogabile obbligo di soccorso in mare.
La richiesta del ritiro
Il Consiglio d’Europa, l’istituzione garante della Convenzione dei diritti dell’Uomo, ha chiesto quindi, in una lettera inviata il 26 gennaio al Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che il Governo italiano consideri la possibilità di ritirare il Decreto Legge sulle Ong o, quantomeno, di adottare delle modifiche necessarie affinché il testo sia pienamente conforme agli obblighi del Paese in materia di diritti umani e di diritto internazionale, nonché di sospendere la cooperazione con la Libia.
Mijatovic si è detta infatti preoccupata che alcune delle norme contenute nel Decreto ostacolino la fornitura di assistenza da parte delle Ong nel Mediterraneo centrale. Infatti, secondo la Commissaria le disposizioni del Decreto, prevedendo che le navi debbano raggiungere senza indugio il porto assegnato per lo sbarco di chi è stato salvato, impedirebbero alle Ong di effettuare salvataggi multipli in mare, costringendole a ignorare altre richieste di soccorso. Inoltre Mijatovic ha affermato di non essere rassicurata dal fatto che alle navi delle Ong siano stati assegnati, come porti sicuri, luoghi lontani siti nel Centro e nel Nord Italia, cosa che potrebbe prolungare le sofferenze delle persone salvate in mare e ritardare, a causa di tempi di percorrenza più lunghi, la fornitura di un’assistenza adeguata a soddisfare i bisogni primari dei migranti.
Un altro punto su cui Mijatovic ha esposto i suoi dubbi riguarda l’indeterminatezza della nozione di “conformità ai requisiti tecnici” contenuta nel Decreto, che potrebbe portare a lunghe e ripetute ispezioni di sicurezza delle imbarcazioni delle Ong, impedendo loro di riprendere il lavoro di salvataggio.
Ancora, la Commissaria ha chiesto al Governo italiano di sospendere la cooperazione con il Governo libico e di favorire, invece, in futuro attività di cooperazione con Paesi terzi nel rispetto delle Raccomandazioni sul Mediterraneo Centrale. Per il Consiglio Europeo il Memorandum Italia-Libia gioca infatti un ruolo centrale nell’intercettare i migranti in mare e favorirne il ritorno in Libia, dove ormai è ampiamente documentata la grave violazione dei diritti umani in corso.
Infine il Consiglio ha chiesto all’Italia di fornire informazioni sulle accuse, emerse da alcuni recenti report diffusi dai media, circa la pratica di rimpatrio di migranti dall’Italia alla Grecia con navi private, dove gli individui sono privati della libertà in condizioni molto preoccupanti e senza aver avuto la possibilità di presentare una domanda d’asilo in Italia.
Nella lettera di riposta inviata dal Governo italiano si è precisato che questi timori sono infondati, in quanto le nuove disposizioni non impediscono alle Ong di effettuare più interventi di salvataggio, né le obbligano a ignorare eventuali richieste d’aiuto se hanno già preso a bordo altre persone. Secondo il Governo la nuova norma intende, invece, evitare la sistematica attività di recupero dei migranti nelle acque antistanti le coste libiche e tunisine per condurli esclusivamente in Italia, senza alcuna forma di coordinamento con gli altri stati; un modus operandi, dice Piantedosi, diffuso tra le ONG, ma fuori da ogni Convenzione internazionale in materia di soccorso in mare, e che pone i trafficanti di esseri umani in una posizione di vantaggio in quanto certi di un sicuro e immediato soccorso appena al largo delle coste di partenza, incentivandoli ad utilizzare imbarcazioni inadeguate alla navigazione, con maggior rischio per la vita dei migranti.
Ha precisato poi che l’assegnazione di porti sicuri al Centro e al Nord Italia è fatta per redistribuire tra le regioni italiane gli oneri organizzativi e logistici degli sbarchi, alleggerendo così il peso sugli hotspot sovraccarichi in Sicilia, Calabria e soprattutto Lampedusa.
Inoltre il Ministro ha precisato che scopo del provvedimento sono le attività di navi private in salvataggi occasionali, e non le attività di intercetto e recupero sistematico di migranti.
In merito alla preoccupazione per le riammissioni di migranti in Grecia, il Ministro ha rassicurato che “solo gli stranieri irregolari che non intendono presentare domanda di protezione internazionale vengono riammessi in Grecia, mediante affidamento al vettore con apposito verbale consegnato al comandante della nave”, nel rispetto dell’Accordo italo-greco.
Nulla invece circa il Memorandum.
Martina Malavolta
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