COVID-19 E CODICE PENALE


16 Marzo 2020
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In questo periodo emergenziale, dato dal proliferare del COVID-19, il Governo ha messo in atto una serie di misure straordinarie per tentare di contenere la diffusione della pandemia (misure che, almeno per il momento, saranno in vigore fino al 3 aprile 2020 incluso). Ciò significa che è richiesta, a tutte le persone presenti sul territorio dello Stato italiano, l’adesione a dette regole, seppur stringenti e limitative della possibilità di portare avanti la propria quotidianità.
In particolare, con il susseguirsi dei vari D.P.C.M., concernenti lo spostamento delle persone fisiche all’interno di tutto il territorio nazionale, si dispone che gli unici spostamenti ammessi siano quelli dovuti a:

  • Comprovate esigenze lavorative (non altrimenti differibili);
  • Stato di necessità (da determinarsi di volta in volta);
  • Motivi di salute (visite mediche improrogabili);
  • Rientro presso il proprio domicilio/abitazione/residenza;

È, inoltre, possibile uscire dalla propria abitazione per provvedere alle esigenze fisiologiche degli animali domestici, ovvero per praticare attività fisica all’aperto, ma solo per il tempo strettamente necessario, rimanendo vicino casa e mantenendo la distanza di sicurezza di almeno 1 metro dalle altre persone. E’ bene evidenziare che nella Regione Campania, in ossequio all’ordinanza n.15 del 13/03/2020 emanata ad hoc dal Presidente De Luca, non è consentito praticare attività sportiva, ludica o ricreativa all’aperto in luoghi pubblici o aperti al pubblico. Qualora, dunque, si decida di non rispettare i temporanei limiti imposti allo spostamento da parte dell’ Autorità, si incorrerà nella violazione dell’art. 650 c.p., salvo che il fatto costituisca più grave reato.L’art. 650 c.p. dispone che: “Chiunque non osserva un provvedimento legalmente dato dall’Autorità per ragione di giustizia o di sicurezza pubblica, o d’ordine pubblico o d’igiene, è punito, se il fatto non costituisce un più grave reato [337, 338, 389, 509], con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a 206 euro”.
Trattandosi però di contravvenzione, è applicabile l’oblazione discrezionale (162 bis c.p.), che consente l’estinzione del reato versando la metà della pena pecuniaria massima prevista, pari ad €.103 oltre le spese del procedimento.
Per provvedimento legalmente dato dall’ Autorità si intende qualsiasi atto autoritativo unilaterale proveniente da un soggetto pubblico e diretto a perseguire dei pubblici interessi, nonché idoneo ad incidere direttamente sulla sfera soggettiva del singolo.
L’art. 650 c.p. è il primo articolo del libro terzo del codice penale, “delle contravvenzioni in particolare”. Gli istituti processuali relativi alle contravvenzioni competono al Tribunale Monocratico e al Giudice di Pace; si procede d’ufficio e fermo ed arresto non sono mai consentiti.

È importante sottolineare che l’art. 650 cod. pen. è una norma penale in bianco a carattere sussidiario, applicabile solo quando il fatto non sia previsto come reato da una specifica disposizione ovvero allorché il provvedimento dell’autorità rimasto inosservato sia munito di un proprio, specifico meccanismo di tutela, trovando quindi applicazione solo quando l’inosservanza del provvedimento dell’Autorità non sia sanzionata da alcuna norma, penale o processuale o amministrativa (Sez. 1, n. 44126 del 19/04/2016, Azzarone, Rv. 268288; Sez. 1, n. 2653 del 29/11/1999, dep. 2000, Parlà, Rv. 215373, Sez. 1, n. 1711 del 07/12/1999, dep. 2000, Di Maggio, Rv. 215341).

ART. 650 C.P. E CONFIGURABILITÀ DEL REATO

Ai fini della configurabilità del reato di cui all’art. 650 c.p. è necessario che:
a) l’inosservanza riguardi un ordine specifico impartito ad un soggetto determinato, in occasione di eventi o circostanze tali da far ritenere necessario che proprio quel soggetto ponga in essere una certa condotta; e ciò per ragioni di sicurezza o di ordine pubblico, o di igiene o di giustizia;
b) l’inosservanza attenga ad un provvedimento adottato in relazione a situazioni non prefigurate da alcuna previsione normativa che comporti una specifica ed autonoma sanzione;
c) il provvedimento emesso per ragioni di giustizia, di sicurezza, di ordine pubblico, di igiene sia adottato nell’interesse della collettività e non di privati individui (Sez. 1, n. 26527 del 12/01/2016, Santarelli, non massimata; Sez. 1, n. 33779 del 23/04/2014, Rasia, non massimata).
L’inosservanza di provvedimenti dell’Autorità, dunque, integra la contravvenzione prevista ex art. 650 c.p. solo quando si tratti di provvedimenti contingibili ed urgenti, adottati in relazione a situazioni non prefigurate da alcuna specifica ipotesi normativa, come nel caso del COVID-19, per cui il Governo si è trovato ad emettere decreti per limitare l’esigenza sanitaria.

FALSA ATTESTAZIONE IN FASE DI SPOSTAMENTO

Qualora poi, si dichiarasse, ad esempio, che ci si sta recando dal medico od al lavoro, e tale attestazione risultasse non veritiera, si incorrerebbe nel reato previsto e punito dall’art. 483 c.p., rubricato Falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico il quale dispone che: “Chiunque attesta falsamente a pubblico ufficiale in un atto pubblico, fatti dei quali l’atto è destinato a provare la verità, è punito con la reclusione fino a 2 anni”. Questa fattispecie verrà, quindi, contestata a chi dichiara il falso nell’autocertificazione. (La Cassazione assimila l’autocertificazione a un atto pubblico, anche se questo proviene da un privato ed è scritto di proprio pugno).
Questo reato sarà contestato insieme all’art 650 c.p.

L’ARTICOLO 452 DEL C.P.

Infine, chi risulti positivo al virus COVID-19 e decida di non rispettare la quarantena obbligatoria, incorrerà nella denuncia per violazione dell’art. 452 c.p. che disciplina i casi di delitti colposi contro la salute pubblica, per cui : “Chiunque provoca un’epidemia diffondendo germi patogeni, sarà punito con la reclusione da uno a cinque anni”.
Il legislatore ha, quindi, deciso la penalizzazione dei reati contro la salute pubblica, commessi a titolo di colpa, al fine di estendere la tutela apprestata in favore dell’insieme di condizioni di igiene e sicurezza della vita e dell’integrità fisica della collettività che costituiscono appunto, nel loro insieme, la salute pubblica.

Avv. Fabiola Astarita
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