Contrassegno invalidi e circolazione stradale


28 Aprile 2020
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Il ticket invalidi, viene comunemente inteso quale patente di liceità alle preclusioni della normativa stradale e, peraltro, esente da ispezioni da parte della polizia locale per valutarne possibili abusi o irregolarità, ma tale concezione rischia di offendere i diritti di coloro i quali soffrono di disfunzioni ed insufficienze motorie, per menomazioni di carattere fisico o psichico, le cui disparità sono risanate dalla legislazione di sostegno.

In accordo con il Regolamento di attuazione del Codice Stradale, DPR 16 dicembre 1992 n. 495 modificato dal DPR 30 luglio 2012 n. 151 in materia di strutture, contrassegno e segnaletica per semplificare la mobilità delle persone invalide, a garanzia dei diritti di mobilità degli individui con deambulazione impedita o sensibilmente ridotta, con difficoltà a percorrere a piedi anche solo pochi metri o persone non vedenti, nonché prive di autonomia funzionale e con necessità di assistenza continua per raggiungere i luoghi di cura, il Comune di residenza emette, su richiesta dell’invalido e previo specifico accertamento sanitario, un apposito tagliando che autorizza gli spostamenti e la sosta dei veicoli adibiti al servizio del disabile, in deroga alle ordinarie prescrizioni della circolazione stradale. Il contrassegno è rilasciato dietro allegazione di certificazione clinica prodotta dall’ASL di appartenenza la quale attesti la permanente oppure temporanea incapacità motoria dell’interessato in caso di infortuni, traumi o altre patologie reversibili. In ottemperanza alla legge 4 aprile 2012, n. 35, i verbali di conferma dei requisiti sanitari a definizione dell’iter di riconoscimento delle invalidità individuate dalla legge recano altresì la certificazione della sussistenza della condizione richiesta dal Regolamento di attuazione del Codice della Strada attraverso la dicitura: ‘’persona con effettiva capacità di deambulazione impedita o sensibilmente ridotta (art. 381, DPR 495/1992)’’ che è opportunamente rivolta ad accelerare la prassi burocratica di conseguimento del tesserino, consentendo di bypassare la visita presso l’asl.

Il contrassegno in discorso è strettamente personale, con un’efficacia di 5 anni o di durata inferiore fino alla persistenza dell’infermità riconosciuta a tempo determinato per causa di infortuni o patologie reversibili. Esso è inoltre rinnovabile e non contiene alcun riferimento alla targa del vettore. Giova ricordare che a partire dal 15 settembre 2012, in conformità al Decreto del Presidente della Repubblica n.151 del 30 luglio 2012, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 203 del 31 agosto 2012, è stato introdotto il nuovo “contrassegno unificato disabili europeo” (CUDE) previsto dalla Raccomandazione del Consiglio dell’Unione europea 98/376/CE  che ha valore non solo sul territorio nazionale, ma anche negli altri ventisette paesi aderenti all’UE, ponendo al riparo da multe o altri disagi  relativi al diniego dell’ammissione del documento concesso dall’autorità italiana.

Dunque, in considerazione delle limitazioni sofferte, le persone con disabilità ratificate dalle Commissione mediche di indagine possono fruire di importanti agevolazioni per la loro mobilità, avvalendosi di un titolo altresì utile a denotare la destinazione del veicolo che li ospita, a condizione che il contrassegno stesso sia esposto sul parabrezza del mezzo mobile sul quale, in quel determinato momento, si trovino a viaggiare.

L’omessa esposizione, infatti, renderebbe impossibile stabilire se il veicolo sia al servizio di un portatore di handicap, con l’effetto che l’agente accertatore del fatto, presumendo il verificarsi di una fattispecie infrattiva, si vedrebbe costretto a comminare una sanzione.

In particolare, tutti i detentori del contrassegno vantano il diritto a:

  • esenzione dal pagamento nelle aree regolate da parcometro delimitate dalle cd. strisce blu; 
  • un numero di stalli destinati alla sosta gratuita e predisposizione di seggi ‘’ad personam’’ nelle località ad alta densità di traffico;
  • divieto di rimozione e blocco del veicolo con chiave a ganascia ai sensi degli artt. 354 e 355 del Regolamento di esecuzione del C.d.S., salvo l’applicazione della relativa sanzione amministrativa pecuniaria. 

Un ulteriore vantaggio è ammesso nelle famigerate ZTL, nonché nelle aree pedonali urbane, nei percorsi o corsie preferenziali per mezzo di trasporto pubblico collettivo e taxi, qualora nelle medesime aree sia autorizzato l’accesso anche ad una sola categoria di veicoli di trasporto di pubblica utilità, a meno di situazioni comportanti intralcio o pericolo alla circolazione. Di fatti, l’art. 11 del DPR. 503/1996 facoltizza l’attraversamento delle vetture in funzione di trasporto del titolare del contrassegno non tralasciando che a tale diritto si accompagna l’obbligo imposto dagli art. 36 e 38 del c.d.s. di trasmettere alle autorità, entro le 48 ore successive, la targa del veicolo dotato di autorizzazione che ha oltrepassato il varco dell’area interdetta al traffico.

La recente giurisprudenza ha però sollevato il disabile dall’onere di comunicazione successiva, trattandosi di un adempimento che, come affermato dalla Cass. Civile Sent. Sez. 2,n.21320 /2017 , pertiene all’esigenza di agevolare la correttezza e la speditezza dei controlli amministrativi .In virtù di una simile ratio, l’operatività dell’obbligo, essendo postergato alle 48 ore dall’avvenuto passaggio, non mira ad ottenere il miglioramento delle condizioni di circolazione e della sicurezza stradale, ma semplicemente ad evitare la scure dell’annullabilità a seguito di impugnazioni seguite alla notifica di contravvenzioni viziate da illegittimità, poiché comminate ad utenti già in possesso di permesso ad hoc.

Va rilevato, in aggiunta, che per godere delle agevolazioni sopraenunciate, occorre munirsi del documento abilitante in formato originale, dal momento che una sua riproduzione fotostatica, potrebbe integrare il reato di falsità materiale punito dall’art. 489 c.p. ,qualora il cartellino, sprovvisto di attestazione di conformità all’originale, venga esibito in un taglio ‘’del tutto identico all’originale, per supporto, dimensioni, colore, forma , dati riportati e tipo di stampa e tale cioè da non manifestarsi come fotocopia’’  e perciò idoneo a supporne l’uso al solo scopo di trarre in inganno o aggirare le forze ed i sistemi di vigilanza, come decretato dalla Cass. Civ. n. 10391/06. Tale circostanza ricorre, in particolare, quando un soggetto, a fronte di un controllo da parte degli organi deputati ad eseguirlo, mostri l’autorizzazione spacciandosi per il titolare della medesima.

Un’altra questione affrontata frequentemente dalla giurisprudenza attiene all’ impiego del pass per mezzo di persona diversa dal possessore ed in assenza del disabile a bordo del veicolo, accadimento non di rado sanzionato dalle autorità preposte alla vigilanza. Sul punto, la Cass. Pen. N.4490del 2012, ha contestato l’assimilabilità anche solo in astratto del comportamento anzidetto al reato di falsità di persona di cui all’art 494c.p. per il solo fatto di esporre il contrassegno sul parabrezza di un’auto che non venga realmente impegnata per il trasporto dell’inabile. La semplice apposizione del cartoncino, infatti ‘’non equivale in alcun modo ad una dichiarazione di avere generalità diverse da quelle reali o ad attribuire al conducente una qualifica o una qualità soggettiva né di essere il titolare del contrassegno e la condotta non può dunque neppure astrattamente essere ricondotta a quella sanzionata dall’art. 494 c.p. ‘’

A bene vedere, il talloncino, identifica unicamente il portatore di un determinato handicap, pertanto, è escluso che dal medesimo si possa risalire, sia pur implicitamente, agli estremi o alle qualità soggettive del conducente del veicolo o dell’accompagnatore del disabile.

Ne discende che destinatario delle specifiche autorizzazioni amministrative, è soltanto il veicolo occupato in quel dato momento dall’avente diritto alle facilitazioni sopra precisate :‘’perché l’invalido può guidare da solo in quanto abile alla guida, può necessitare di un autista, può necessitare di persone che lo accompagnano per scendere dall’autovettura, può essere il proprietario o meno dell’autovettura, circostanze tutte assolutamente non desumibili dalla semplice esposizione del permesso sul parabrezza.‘’ 

L’utilizzo improprio, si configura senza dubbio in caso di mancata restituzione del tagliando allorquando si verifichi il decesso dell’intestatario, nell’ipotesi in cui i suoi congiunti continuino a beneficiare delle prerogative allo stesso riservate. Tale ultima attività, oltre che penalmente rilevante, defrauda i legittimi titolari delle prerogative tipiche dell’ordinamento assistenziale ed è uno strappo al senso civico di ogni buon cittadino.

Dr.ssa Donatella Zitiello

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