5 Aprile 2023
Stop a ChatGPT: con il provvedimento del 30 marzo 2023 n.112 il Garante della Privacy ha deciso di sospendere temporaneamente il servizio di ChatGPT (Chat Generative Pre-trained Transformer), il famoso softaware di intelligenza artificiale relazionale, fino a quando non rispetterà la disciplina sulla riservatezza. ChatGPT è un modello di chatbot che simula ed elabora conversazioni umane sviluppato da OpenAI (organizzazione statunitense di ricerca sull’intelligenza artificiale che gestisce la piattaforma).
La causa della sospensione, dichiara il Garante, va riscontrata nella “mancanza di una base giuridica per la raccolta e la conservazione dei dati personali degli utenti e di un’adeguata informativa rivolta agli utenti”. I motivi del blocco riguardano quindi la raccolta illecita di dati personali degli utenti nonché l’assenza di sistemi idonei alla verifica dell’età dei minori, esponendoli a risposte assolutamente non idonee rispetto al loro grado di sviluppo e consapevolezza. Infatti è emerso, da un’analisi della società di ricerca Comscore, che a gennaio, non solo il sito OpenAI.com è stato tra i primi 150 siti più visitati nel nostro paese, ma che tra gli 1,4 milioni di utenti quelli più attivi si collocano tra i 15 e i 24 anni di età.
Si tratta di un provvedimento ad effetto immediato attraverso il quale il Garante ha limitato provvisoriamente il trattamento dei dati degli utenti italiani nei confronti di OpenAI, apprendo al tempo stesso un’istruttoria. L’allarme è scattato a seguito della pubblicazione di dati sensibili a causa di un bug in una libreria open source, fatto successivamente confermato dalla stessa OpenAI. Il 20 marzo scorso infatti ChatGPT aveva subito una perdita di dati riguardanti le conversazioni degli utenti e le informazioni relative al pagamento degli abbonati al servizio a pagamento.
I motivi del blocco di ChatGpt
Le motivazioni alla base del provvedimento di sospensione sono:
- mancanza di informativa sul trattamento dei dati personali degli utenti, il che non consente di capire come siano raccolti e trattati gli stessi da parte di OpenAI
- assenza di base giuridica che “giustifichi la raccolta e la conservazione massiccia di dati personali allo scopo di addestrare gli algoritmi sottesi al funzionamento della piattaforma”
- inesattezza del trattamento dei dati personali, in quanto le risposte di ChatGPT “non sempre corrispondono al dato reale, determinando quindi un trattamento di dati personali inesatto”
- mancanza di filtri per la verifica dell’età degli utenti nonostante il servizio sia rivolto agli over 13.
Cosa rischia OpenAI
Ma quali saranno le conseguenze per OpenAI se non risolve la questione relativa al trattamento dati?
La azienda statunitense ha 20 giorni di tempo per rispondere al Garante indicando le misure adottate per ovviare a queste mancanze, altrimenti rischia di essere multata con un’ingente sanzione: si parla di una cifra che varia da 20 milioni di euro fino al 4% del fatturato annuo dell’azienda. Per adesso OpenAI ha sospeso l’accesso al servizio ChatGPT in Italia e il sito internet risulta al momento irraggiungibile nel nostro paese. Un avviso sulla pagina web del sito stesso afferma che “il proprietario del sito potrebbe aver impostato restrizioni che impediscono agli utenti di accedere”.
Tuttavia sembra esserci stata una buona apertura da parte di OpenAI alle richieste del Garante della Privacy. L’organizzazione di ricerca sull’intelligenza artificiale, attraverso una nota resa pubblica sulla pagina web chat.openai.com, afferma che “Lavoriamo attivamente per ridurre i dati personali nella formazione dei nostri sistemi di intelligenza artificiale come ChatGpt, perché vogliamo che la nostra intelligenza artificiale impari a conoscere il mondo, non i privati.”
Aggiunge poi “Riteniamo inoltre che la regolamentazione dell’Ai sia necessaria. Speriamo quindi di poter lavorare al più presto stretto contatto con il Garante per spiegare come i nostri sistemi siano costruiti e utilizzati”.
Come continuare a usare ChatGPT
Ma è possibile continuare a utilizzare il chatbot in Italia nonostante il blocco? E per quanto riguarda invece gli abbonati a ChatGPT Plus, che succederà con i soldi spesi? Sono alcune domande che si stanno ponendo gli utenti italiani.
In entrambi i casi la risposta è positiva. In merito al primo quesito, nonostante il blocco del servizio, gli utenti italiani potranno continuare ad utilizzare ChatGPT attraverso l’utilizzo di una VPN (strumento che simula la navigazione da un’altra nazione) bypassando così il blocco del Garante. Una volta installata e configurata la VPN, la prima cosa da fare sarà impostare un qualsiasi paese per la localizzazione, tranne ovviamente l’Italia. Questo passaggio si rivela necessario per ingannare la localizzazione e simulare la presenza dell’utente al di fuori dei confini italiani. In questo modo si potrà visualizzare nuovamente la schermata iniziale del chatbot.
Per quanto riguarda invece gli abbonamenti, anche in questo caso ci sono buone notizie. La stessa OpenAI ha pubblicato un annuncio che tranquillizza tutti, confermando sia l’arrivo dei rimborsi a chi ha pagato l’abbonamento, sia il blocco temporaneo dell’attivazione di nuovi abbonamenti.
Martina Malavolta
© Riproduzione Riservata

