17 Novembre 2022
Il Consiglio dei Ministri, riunito venerdì 5 novembre, ha approvato la Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza (NADEF) e la Relazione al Parlamento da presentare alle Camere per l’autorizzazione allo scostamento di bilancio. Secondo quanto riporta il comunicato stampa, il Governo intende:
- rispondere all’impennata dell’inflazione e all’impatto del caro energia su famiglie e imprese
- garantire la sopravvivenza e la competitività delle imprese italiane nel contesto europeo e a livello globale.
Un forte impegno è poi dedicato all’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), da cui dipendono ingenti investimenti per rilanciare la crescita sostenibile dell’economia italiana.
Il Ministero dell’economia e delle finanze ha infatti pubblicato il documento, che rivede e integra le previsioni macroeconomiche e tendenziali di finanza pubblica approvate lo scorso 28 settembre, elaborando anche lo scenario per il triennio 2023-2025. Il documento, approvato dal CdM su proposta del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e del Ministro dell’economia e delle Finanze Giorgetti (secondo cui è stato adottato un approccio prudente, realistico e sostenibile), destina per il 2023 circa 21 miliardi di euro alle misure di contrasto all’aumento dei costi energetici, da cui deriva anche l’impennata dell’inflazione. A queste risorse si aggiungono circa 9 miliardi derivanti dal cosiddetto extragettito del 2022.
Pil e deficit
La previsione di crescita del PIL nello scenario tendenziale è stata rivista al rialzo per il 2022 (dal 3,3 % al 3,7 %), mentre quella per il 2023 è stata vista a ribasso (dallo 0,6 % allo 0,3 %). Le previsioni per i due anni successivi sono invece rimaste invariate (rispettivamente all’1,8 % e all’1,5 %). La relazione indica che la crescita programmatica prevista per il 2023 è dello 0,6%.
Per quanto riguarda le stime del deficit tendenziale vengono confermate quelle di settembre: nel 2022 e nel 2023 l’indebitamento netto è previsto al 5,1% e al 3,4% del Pil. Sono invece riviste lievemente al rialzo le previsioni di deficit per il 2024, dal 3,5 al 3,6% del Pil, e per il 2025, dal 3,2 al 3,3%. È inoltre prevista una discesa costante del debito nei prossimi anni, fino al 141,2% nel 2025.
Inoltre, in vista della prossima legge di bilancio, come detto in apertura, il Governo ha approvato la Relazione al Parlamento per richiedere l’autorizzazione allo scostamento di bilancio, dove sono fissati gli obiettivi del deficit al 4,5% nel 2023, 3,7% nel 2024 e 3% nel 2025 e in cui si dà conto dell’extra gettito di 9,1 miliardi per il 2022.
Considerazioni sulla NADEF
La Nadef 2022, rivista e integrata rispetto a quella predisposta qualche mese fa dal governo Draghi, contiene il quadro macroeconomico che espone l’evoluzione del Prodotto Interno lordo (Pil), dell’Occupazione e del Tasso di disoccupazione.
Bisogna però precisare che i numeri che fanno riferimento al biennio 2021-2022 sono ascrivibili al governo Draghi; i numeri del triennio successivo, invece, sono quelli previsti su base statistica (tendenziali) o quelli perseguiti dal governo Meloni per i prossimi anni (programmatici).
Cosa emerge dunque da un confronto tra il biennio precedente e il triennio successivo, in virtù della Nadef aggiornata e co-firmata dal Presidente del Consiglio e dal ministro dell’Economia e delle Finanze?
Innanzitutto emerge che la crescita economica (Pil) sarà lenta nei prossimi anni, dato che la stessa maturata nel 2021 è stata pari al 6,7%, quella del 2022 sarà del 3,7%, e quella dell’intero triennio 2022-2025 sarebbe del 3,6% (nel quadro tendenziale) e nel 3,8% (in quello programmatico).
Un altro aspetto che emerge è l’assenza di benefici sul versante mercato/lavoro, poiché non aumenterà il numero degli occupati e non diminuirà quello dei disoccupati.
A ciò si aggiunge un altro dato ancora, ovvero il fatto che il Governo ha deciso di tagliare la spesa pubblica in alcuni settori strategici (sanità, istruzione, e altro) e di diminuire le tasse al lavoro autonomo lasciando a quello dipendente e ai pensionati l’onore di continuare a pagarle.
È previsto infatti il taglio del costo (e, dunque, del numero) dei dipendenti pubblici, che comporta un calo dei servizi a cittadini e imprese; la riduzione della spesa sanitaria (nonostante la promessa elettorale di assumere medici e operatori sanitari e di estendere le prestazioni sanitarie esenti da ticket); la diminuzione della spesa per le prestazioni sociali diverse dalla spesa pensionistica; l’abbassamento delle imposte dirette e l’aumento di quelle indirette (penalizzando le fasce di reddito più basse); il calo delle imposte sul reddito di lavoro autonomo.
Martina Malavolta
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