Le istituzioni universitarie, le istituzioni scolastiche e le altre istituzioni insieme per parlare di legalita’, per raccontare i principi etici che hanno ispirato uomini che per la giustizia e per la legalita’hanno dato un per tributo in termini di esistenza, per promuovere nelle coscienze dei più giovani sentimenti di giustizia e senso civico. In questi giorni di grande attenzione ai problemi della sicurezza, ma anche di tanti episodi di nuova intolleranza, è giusto ricordarci che la convivenza civile è frutto di una riflessione culturale, faticosa e affascinante, che ci permette di guardare all’altro come a “un altro noi”, a una persona con cui dialogare e insieme alla quale condividere un sistema ineludibile di diritti e doveri. L’obiettivo è una memoria vissuta ogni giorno non soltanto per le ricorrenze .Serve per questo la storia, il contributo degli studiosi quel che è rimasto nel loro patrimonio individuale e che a sua volta resterà nel patrimonio individuale di ogni nostro alunno. Agire rispettando le regole, secondo la Costituzione e la legge: questa dovrebbe essere la base del nostro comportamento e chi lotta contro la mafia. Parlare di legalita’, smascherare i truffatori e soprattutto non tacere i crimini per paura , e quindi non piegarsi all’omerta’, sono le chiavi per una lotta costante ed efficace alla mafia. La mafia conta proprio sulla complicita’ e sul silenzio di chi vede , sente ed è testimone di illegalita’ e tace e non fa nulla .” Nulla ho visto, nulla ho sentito “, dicono i mafiosi.I mafiosi agiscono senza rispetto di niente e di nessuno , pensando solo a fare i loro interessi. Queste azioni portano spesso alla morte di innocenti e alla distruzione di quanto di buono si era costruito fino a quel momento.Credo che una riflessione sulla mafia sia quindi molto importante ricordare i magistrati Falcone e Borsellino, che sono martiri della mafia. Inoltre dobbiamo dare forza , con il nostro appoggio, a tutti coloro che si battono contro la mafia e contro la malavita organizzata. Una delle azioni mafiose consiste nell’indebolire e isolare l’avversario , cosa che non potra’ mai accadere se noi sosteniamo l’azione di chi combatte la mafia perche’ il suo operato e’ fondamentale per la nostra societa’.Per combattere l’indifferenza e l’incoscienza. La nostra speranza è che, parlare di legalità ai giovani, dando loro l’opportunità di incontrare e confrontarsi con personalità di primissimo piano della lotta alla mafia, possa attivare uno spirito critico e stimolare la loro coscienza. Incoraggiare la cultura della legalità in una istituzione scolastica significa educare gli studenti al rispetto della dignità della persona umana, attraverso la consapevolezza dei diritti e dei doveri, con l’acquisizione delle conoscenze e l’interiorizzazione dei valori che stanno alla base della convivenza civile. Il tema della legalità è assolutamente centrale per le sfide che siamo chiamati a combattere, a cominciare dalla lotta per una società più giusta e democratica, in cui tutti i cittadini siano uguali di fronte allo stesso sistema di diritti e doveri. In questi giorni di grande attenzione ai problemi della sicurezza, ma anche di tanti episodi di nuova intolleranza, di violenza, è giusto ricordarci che la convivenza civile è frutto di una riflessione culturale, faticosa e affascinante, che ci permette di guardare all’altro come a “un altro noi”, a una persona con cui dialogare e insieme alla quale condividere un sistema ineludibile di diritti e doveri. In una reale prospettiva di prevenzione la scuola, deve aiutare gli studenti ad assumersi delle responsabilità, ricordare loro che chi cresce ha diritto all’errore, ma anche alla correzione, sviluppare in loro la coscienza civile e la convinzione che la legalità conviene e che, laddove ci sono partecipazione, cittadinanza, diritti, regole, valori condivisi, non ci può essere criminalità. Per gli studenti riconoscere e accettare un mondo di regole è sempre un percorso difficile e faticoso. Il caos virtuale e mediatico in cui si è completamente immersi contribuisce a rendere il panorama di non facile interpretazione e confuso. I ragazzi si trovano sempre più spesso nell’impossibilità di avere delle figure di riferimento in grado di diventare modelli a cui potersi identificare. Tutto ciò aumenta la sensazione di solitudine e smarrimento; provocando reali situazioni d’isolamento e una forte tendenza alla devianza o all’individualismo. Ed è per questo fissare punti fermi nel percorso educativo riveste grande importanza. Il percorso sulla legalità si rivolge ai giovani . La scuola ha un ruolo fondamentale nella trasmissione di certi valori. Raccontare la vicenda del giudice Falcone significa raccontare la storia vera di una persona che faceva il suo dovere; persona che svolgeva il suo lavoro nell’unico modo che conosceva, ma che ha dato fastidio a qualcuno ed è stato ammazzato. Abbiamo il dovere di continuare a raccontare i suoi valori, i suoi insegnamenti, il suo prezioso seme di legalità. La scuola deve diventare un valido strumento per affermare la legalita’. Bisogna permettere alle varie istituzioni di esprimere liberamente le proprie attività, da oggi in avanti. Bisogna far conoscere e far ricordare i martiri della legalita’. Educare alla legalità vuol dire in primo luogo praticarla: le regole non devono essere presentate come puri comportamenti obbligatori, ma devono essere vissute con consapevolezza e partecipazione. Il rispetto delle leggi non comporta un atteggiamento acritico e passivo, ma nasce dalla consapevolezza che, se ingiuste o non più rispondenti alle esigenze del momento, regole, norme e leggi possono essere modificate. L’educazione alla legalità si pone non soltanto come premessa culturale indispensabile ma anche come sostegno operativo quotidiano, poiché soltanto se l’azione di lotta sarà radicata saldamente nelle coscienze e nella cultura dei giovani, essa potrà acquisire caratteristiche di duratura efficienza, di programmata risposta all’incalzare temibile del fenomeno criminale. La cultura è essa stessa la sfida alla mafia, la scuola è la sfida alla mafia. È la sfida più grossa. La mafia vive di povertà, di povertà educativa, materiale. Le istituzioni devono raccontare. I ragazzi devono avere il possesso della parola. La scuola ha una funzione importantissima per questo nostro paese. In un’ottica di reale formazione, la scuola deve, dunque, sviluppare negli alunni la coscienza civile e la convinzione che la legalità conviene e che, laddove ci sono partecipazione, cittadinanza, diritti, regole, valori condivisi, non ci può essere criminalità. È giusto ricordarci che la convivenza civile è frutto di una riflessione culturale, faticosa e affascinante, che ci permette di guardare all’altro come a “un altro noi”, a una persona con cui dialogare e insieme alla quale condividere un sistema ineludibile di diritti e doveri al fine di promuovere la cultura della legalita’, la memoria e l’impegno contro le mafie. Nell’ambito del progetto gli alunni hanno la possibilita’ di ascoltare e di confrontarsi sul tema della legalità vista sotto i suoi molteplici aspetti. Capire che cos’è la legalità è l’obiettivo principe del progetto, ma anche studiare questa ampia tematica attraverso la puntuale analisi di diverse figure professionali diventa per le classi un momento di conoscenza utile e molto vicina al mondo della loro generazione. Prima di parlare della legalità legata alle attività, dobbiamo soffermarci sul significato di cultura. Una società senza cultura soccombe, perché solo attraverso questa ci può essere crescita. Educare alla legalità vuol dire in primo luogo praticarla: le regole non devono essere presentate come puri comportamenti obbligatori, ma devono essere vissute con consapevolezza e partecipazione. Il rispetto delle leggi non comporta un atteggiamento acritico e passivo, ma nasce dalla consapevolezza che, se ingiuste o non più rispondenti alle esigenze del momento, regole, norme e leggi possono essere modificate. L’educazione alla legalità si pone non soltanto come premessa culturale indispensabile ma anche come sostegno operativo quotidiano, poiché soltanto se l’azione di lotta sarà radicata saldamente nelle coscienze e nella cultura dei giovani, essa potrà acquisire caratteristiche di duratura efficienza, di programmata risposta all’incalzare temibile del fenomeno criminale. L’educazione alla democrazia e alla legalità rende gli studenti protagonisti e, cioè, capaci di esercitare i propri diritti- doveri di cittadinanza. Essi si esplicano nel rispetto delle regole e nella partecipazione alla vita civile, sociale, politica ed economica. L’insegnamento della legalità costituisce una delle frontiere educative più importanti e ha l’obiettivo principale di creare un circolo virtuoso fra i giovani cittadini e le istituzioni per incentivare l’assunzione di responsabilità del singolo verso la collettività. Non soltanto rispettare le leggi, ma essere la legge. Bisogna raccontare cosa e’ accaduto agli studenti . La scuola deve diventare un valido strumento per affermare la legalita’. Bisogna permettere alle varie istituzioni di esprimere liberamente le proprie attività, da oggi in avanti. Bisogna far conoscere e far ricordare i martiri della legalita’. La cultura è essa stessa la sfida alla mafia, la scuola è la sfida alla mafia. È la sfida più grossa. La mafia vive di povertà, di povertà educativa, materiale. Le istituzioni devono raccontare. I ragazzi devono avere il possesso della parola . La scuola ha una funzione importantissima per questo nostro paese. L’educazione alla legalità ha per oggetto la natura e la funzione delle regole nella vita sociale, i valori civili e la democrazia, l’esercizio dei diritti di cittadinanza. Per un ragazzo riconoscere e accettare un mondo di regole è sempre un percorso difficile e faticoso. La società contemporanea non propone mediazioni simboliche credibili e coinvolgenti. I ragazzi si trovano sempre più spesso nell’impossibilità di avere delle figure di riferimento in grado di diventare modelli a cui potersi identificare. Tutto ciò aumenta la sensazione di smarrimento e solitudine; provocando evidenti situazioni d’isolamento e una forte tendenza all’individualismo o alla devianza. In un’ottica di reale prevenzione la scuola, deve aiutare i ragazzi ad assumersi delle responsabilità, ricordare loro che chi cresce ha diritto all’errore, ma anche alla correzione, sviluppare in loro la coscienza civile e la convinzione che la legalità conviene e che, laddove ci sono partecipazione, cittadinanza, diritti, regole, valori condivisi, non ci può essere criminalità. La legalità è un’opportunità in più per dare senso al loro futuro. In tal senso, promuovere la cultura della legalità nella scuola significa educare gli alunni al rispetto della dignità della persona umana, attraverso la consapevolezza dei diritti e dei doveri, con l’acquisizione delle conoscenze e l’interiorizzazione dei valori che stanno alla base della convivenza civile. Il tema della legalità è centrale, per non dire decisivo, per la qualità della vita pubblica del nostro Paese, per la salute della nostra democrazia, e della nostra economia. Bisogna quindi continuare a perseguire i mafiosi e farlo con sempre maggiori risorse e volontà.’ Nella partita tra Stato e anti-Stato va sempre messo in chiaro che lo Stato alla fine deve vincere. Senza eccezioni. Di fronte, in questa partita, sappiamo bene di avere avversari diversi rispetto ad un tempo. Mafie di tipo nuovo, che non indossano la coppola, ma il doppiopetto che nella crisi prosperano, estendendo il proprio controllo economico sulle imprese in crisi, portate a darsi in pasto a chi lentamente le stritola e le inserisce in sistemi integrati di produzione, distribuzione e consumo. In questo senso, è molto positivo il fatto che nella legge delega in materia di appalti pubblici venga reintrodotta l’obbligatorietà della clausola sociale. È una norma che tutela lavoratrici e lavoratori, proteggendoli in particolare nei cambi di appalto. Bisogna proseguire su questa strada, superando anche due gravi storture come quella del massimo ribasso e quella dell’aumento ormai esponenziale degli affidamenti diretti senza gara. Semplificazione e accelerazione dei tempi non devono significare deregulation, scarsa trasparenza, minore controllo e messa in un angolo della partecipazione. Si possono e si devono semplificare le procedure mantenendo regole basilari per la trasparenza degli appalti, la legalità e la centralità del lavoro e della persona. La via è quella della partecipazione sociale. Di patti territoriali per la legalità e lo sviluppo ben raccordati a una visione nazionale. Ma presidiati ogni giorno dalle sentinelle della società civile. Affrancare le persone dalla paura e dal bisogno. Questo bisogna fare. Combattere le disparità sociali e territoriali. Riscattare allo sviluppo il Mezzogiorno. Realizzare infrastrutture materiali, digitali e sociali. Investire su sanità, scuola e pubblico impiego. E su tutto, la risposta decisiva: il lavoro che contribuisce ad innalzare le difese immunitarie di legalità. Ed è l’istruzione, la buona istruzione, il modo migliore per tagliare l’erba sotto i piedi della cultura mafiosa. Nel momento in cui si gettano le basi della ricostruzione del Paese, riteniamo fondamentale rilanciare un messaggio forte che punti al risveglio delle coscienze civili, alla presenza di un pensiero etico diffuso, al maturare di una nuova generazione di donne e di uomini che ripudi l’indifferenza e scelga invece la partecipazione. Al centro dell’azione educativa va posta la “persona” alunno, come protagonista nella propria comunità ed il valore positivo delle regole, intese non come mezzo frustrante e punitivo o di affermazione di autorità, bensì in primo luogo come strumento di aiuto delle potenzialità di ciascuna persona, chiamata alla libertà e alla propria realizzazione.
IL DOCENTE UNIVERSITARIO PROF. DOTT. ANTONIO ROSARIO CENTORE

