Decreti attuativi: Ministeri in ritardo


22 Febbraio 2023
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Per poter accedere agli strumenti messi in campo dalla Legge di Bilancio 2023 sono necessari i cosiddetti decreti attuativi. Infatti, con l’approvazione di norme che non sono autoapplicative (ovvero pronte per entrare in vigore) si affida ai Ministeri competenti il compito di definire nel dettaglio le misure e procedere quindi alla loro effettiva attuazione.

Molti Ministeri però, sul rispetto della scadenza fissata, stentano a raggiungere la sufficienza e spesso i tempi di attesa sono così lunghi da compromettere l’efficacia degli strumenti e da vanificare lo stanziamento delle stesse risorse. Solo il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e quello della Difesa rispettano i tempi, due dicasteri di primo piano ma decisamente lontani dalla vita concreta di cittadini e cittadine.

In merito, l’Ufficio per il Programma di Governo il 7 febbraio 2023 ha pubblicato i dati annuali relativi agli indicatori sul grado di adozione dei provvedimenti attuativi nelle amministrazioni centrali dello Stato. Per dare dei numeri esemplificativi, sulla capacità attuativa entro i termini di scadenza dei provvedimenti adottati (ovvero il rapporto percentuale tra il numero dei provvedimenti adottati nel 2022 entro i termini di scadenza e il totale dei provvedimenti adottati nel 2022) sono pochi i Ministeri che raggiungono la piena sufficienza. Un caso emblematico sui tempi di attesa è rappresentato dal Bonus occhiali che, dopo due anni dalla sua introduzione, non è ancora diventato operativo. Altro caso esplicativo è quello relativo al Mase (Ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica), uno dei Ministeri più lenti, il quale deve ancora adottare 58 provvedimenti previsti dalla legislatura precedente (la XVIII ha visto in carica tre governi: Conte 1 e 2 e poi Draghi), mentre il governo Meloni deve ancora adottare 135 provvedimenti attuativi riferiti alle sue iniziative legislative.

Infatti, anche se sono passati quasi due mesi dall’entrata in vigore della Manovra Finanziaria, non sono ancora uscite delle notizie sull’attivazione di molte misure, mancando i decreti attuativi con tutte le informazioni utili sull’iter da seguire, sui requisiti, sui destinatari, ecc.

I decreti attuativi, secondo la normativa, dovrebbero essere pubblicati entro due mesi dalla pubblicazione della manovra finanziaria, e quindi entro i primi giorni di marzo dovrebbero esserci alcune novità sulle norme messe a punto dalla Legge di Bilancio 2023. Ma nulla è certo.

I decreti attuativi che mancano

Come detto in apertura, la Legge di Bilancio approvata a fine dicembre 2022, ed entrata in vigore dal 1° gennaio 2023, ha introdotto o confermato una serie di novità, tra cui Bonus e prestazioni economiche destinate ai cittadini. Tra queste novità emergono soprattutto alcuni Bonus rivolti alle persone in condizioni di povertà o che comunque hanno bisogno di un sostentamento economico.

Ritroviamo, ad esempio, Bonus trasporti, Carta risparmio spesa, Reddito alimentare, Reddito di cittadinanza.

Vediamo nel dettaglio quali sono le situazioni.

Bonus trasporti

Fra i decreti attuativi che mancano c’è, appunto, quello che riguarda il Bonus trasporti 2023, in merito al quale è ancora tutto fermo proprio a causa della mancanza del suddetto decreto attuativo.

Nello specifico, martedì 14 febbraio è scaduto il termine ultimo entro cui bisognava adottare un decreto attuativo per definire i dettagli operativi del Bonus trasporti 2023, rinnovato a sua volta da un Decreto Legge del 14 gennaio scorso. Il testo in questione non è ancora arrivato e dunque l’agevolazione non può ancora essere richiesta dagli utenti.

Ricordiamo che si tratta di un’agevolazione introdotta dal Governo Draghi per agevolare i lavoratori e studenti pendolari e allo stesso tempo incentivare l’uso di mezzi pubblici.

Rispetto all’anno scorso però la platea di destinatari è stata ridotta, in quanto il Bonus 2023 è rivolto a chi possiede un reddito ISEE non superiore a 20mila euro, contro i 35mila euro previsti nel 2022. Il Governo Meloni ha infatti messi a disposizione 100 milioni euro, contro i 180 milioni messi a disposizione dal Governo Draghi.

Carta risparmio spesa

Con la Legge di Bilancio 2023 è stata introdotta anche un’agevolazione chiamata Carta risparmio spesa per supportare le famiglie in grave condizione di disagio economico.

É una misura completamente nuova, da non a confondere con la Carta acquisti già attiva ed erogata dall’INPS, e che può invece essere considerata una sostituzione dei Buoni Spesa. Infatti la Carta risparmio spesa consente di acquistare solo beni alimentari e prodotti di prima necessità ed è gestita direttamente dai Comuni. La richiesta è infatti da fare, secondo quanto stabilito dalla Legge di Bilancio, al proprio Comune di appartenenza. Anche in questo caso mancano però notizie certe a causa della mancanza del relativo decreto attuativo.

I destinatari della Carta risparmio spesa sono i nuclei familiari che hanno un ISEE non superiore a 15mila euro. In attesa del decreto attuativo, comunque, è possibile usufruire della Carta acquisti e dei Buoni spesa comunali.

Reddito alimentare

Un’altra novità introdotta dalla Legge di Bilancio è il Reddito alimentare, che ha lo scopo sia di aiutare le famiglie italiane in difficoltà sia di ridurre gli sprechi alimentari. Non si tratta di un voucher o di un contributo economico, ma consiste nell’erogazione di pacchi alimentari realizzati con i generi alimentari invenduti della grande distribuzione (supermercati o minimarket).

Secondo le informazioni diffuse ma non certe, e che dovranno appunto essere confermate dal decreto attuativo, i pacchi previsti dal Reddito alimentare potranno essere prenotati tramite un’apposita app direttamente dal telefono e dovranno essere ritirati presso le sedi dei centri di distribuzione. Le persone considerate fragili, i cittadini non autosufficienti e i pensionati riceveranno i pacchi direttamente a casa.

Reddito di cittadinanza

Molti cittadini stanno aspettando novità anche, e soprattutto, per quanto riguarda i cambiamenti legati al Reddito di cittadinanza. Si tratta infatti di uno dei temi più caldi in assoluto.

In particolare, le due novità che devono ancora essere messe in pratica sono la quota dell’affitto da pagare direttamente al proprietario di casa e i corsi di formazione da attivare per i cosiddetti occupabili.

In base alle nuove direttive, infatti, la Quota B del Reddito di cittadinanza, che finora viene inserita direttamente nell’importo del contributo economico, sarà scalata dalla somma mensile e versata direttamente al locatore dell’appartamento. Sono poi previsti corsi di formazione obbligatori di almeno sei mesi per coloro che rientrano nella fascia di età compresa tra i 18 e i 59 anni, così da agevolare l’ingresso nel mondo del lavoro.

Però, ancora una volta, bisogna aspettare il relativo decreto attuativo.

È pertanto consigliabile, per i cittadini interessati, tenersi aggiornati in attesa che qualcosa si smuova.

Martina Malavolta

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